
Bella poesia del mio amico Mimmo. Chissà che un giorno diventerà famoso!
Baia il cane, monta la bufera,
risponde la vacca di patita paglia.
Dentro la mattra non c'è più il pane,
pure la Somara scalcia e raglia.
A la vecchia che si lagna,
ha fame,
facciamo la polenta.
Il caldaro è sulla ròla,
gambuii e tutoli nella legnara.
"L'inverno sarà freddo, lungo e neve",
l'avido Padrone pensava,
quando fin l'ultima fascina prendeva.
C'è chi sta peggio e manda accidenti:
compare Settimio,
bussa alla porta quand'è sera,
è mollo zuppo e batte i denti.
Angosciato, non trova la mojera.
"Per tutta la cura l'ho cercata!"
Ma, di rabbia divorato,
alla villa del Fattor non ha pensato.
Sotto sordi sguardi di avi e santi,
al lumiccicar della candela,
unisce tutti il rosario e la preghiera.
Trepidanti Bimbi, raccolti e avvnti,
il freddo letto di foglie cela,
chi da piedi e chi in testiera.
È ancora scuro la mattina,
e gia la casa è un alveare,
c'è il lavoro in cantina,
nella famiglia patriarcale,
c'è chi munge, chi tesse,
c'è il formaggio da fare,
il ranno, il pane, le bestie da governare.
Giustizier si erge il sole,
fuga buio e rassegnazione,
ritorna il buon umore.
Nelle Marche presto è primavera,
meravigliosa baldanza:
mille accordi che il verde scollinar declina.
L'inviso campo diventa un giardino,
si, ma per amore del contadino:
è il miracolo della speranza.
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